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Vecchio 08-02-2007, 02.37.03
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alessio alessio non è in linea
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Contrariamente a quanto accade a Ludus, posso dire che i miei acquisti si svolgono per un buon 80% on-line, il restante 20% dei soldi che butto è legato a prodotti che non sono reperibili su internet (sì, ce ne sono ) o sono acquisti di getto: vedo una cosa che mi piace molto in una vetrina e me la compro.

Ho la mia bella lista di negozi on-line di fiducia, negozi dove acquisto senza farmi troppe domande perchè me le sono già poste a suo tempo: adesso vado e compro, senza pormi il problema della reperibilità di quel prodotto ad un prezzo inferiore su unaltro negozio on-line o off-line; non sono cliente del prezzo, cerco altro dai miei acquisti... se poi il prezzo non è da rapina lo apprezzo molto.

Non uso moltissimo i comparatori lo ammetto, ma non faccio molto testo: ho i miei motivi.
Li uso limitatamente a determinate tipologie di prodotto: se non trovo quello che cerco negli e-shop dei quali sono cliente allora cerco un rivenditore che mi faccia risparmiare qualcosa, ma solitamente ne scarto a priori una quantità abbastanza alta: essendo nel settore mi permetto di fare un po' di selezione sulla base di alcuni criteri che ritengo basilari e inprescindibili.

Finito questo mio forse inutile e-autoritratto, arrivo al topic: i risultati dello studio condotto da EIAA, andando a soffermarmi su quella che è la situazione italiana: siamo il fanalino di coda.
Più che di quella Europa (dinamiche lontane anni luce dalla nostra realtà, in alcuni casi anche difficili solo da immaginarle), mi piacerebbe quindi parlare della situazione italiana.
Secondo voi è quella che è solo perchè stiamo partendo in ritardo o c'è dell'altro?

Intanto vi dico la mia.
Secondo me in Italia manca un po' di e-educazione (Apple mette la i davanti a tutto, io potrò mettere la e, no? ), sia lato negozio sia lato cliente, forse da correlare anche al fatto che le istituzioni non hanno mai fatto niente per sviluppare l'e-commerce in Italia (la 388 è un'eccezione che conferma la regola, imho) e anzi in alcuni casi sono state solo capaci di mettere i bastoni tra le ruote: basti pensare al recente putiferio su fatture, partita iva e registro corrispettivi.
Oltretutto si continuano a dare informazioni assolutamente fuorvianti al consumatore, come che le carte di credito ricaricabili sono sicure per gli acquisti on-line, provvedendo al contempo ad inculcare un clima del terrore ai navigatori, continuamente bombardati da "attento che ti clonano la carta di credito".
Chiariamo una cosa: 9 volte su 10, e sto basso, il truffato è il merchant, e non l'acquirente.
Per certi aspetti trovo delle analogie con la disinformazione viaria: a qualcuno conviene.

Come se non bastasse, la situazione Italiana in molti settori (elettronica di consumo, informatica, etc.) assistiamo ad un affossamento del mercato da parte di grossi palyer che stanno letteralmente monopolizzando il loro settore.
In questo ambito non vedo tanto una colpa delle istituzioni, quanto piuttosto dello scarso o comunque poco lungimirante spirito imprenditoriale, spesso privo di ogni fondamento alcuno e slegato da attente valutazioni imprenditoriali (businnes plan enyone?).

Nella mia attività spesso mi sono sentito domandare: "Vorrei arrotondare un po' il mio attuale stipendio di impiegato comunale, pensavo di aprire un negozio su internet di computer... magari all'inizio vendo su Ebay, mi faccio conoscere e poi apro il mio negozio. Che ne pensi?"

Sarà un bagno di sangue.
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